Un “incontro” atteso da 800 anni

Nell’epoca dei festeggiamenti spesso eccessivi e delle celebrazioni ripetitive, accade talvolta qualcosa di diverso: un invito silenzioso, non telematico né propriamente fisico, che qualcuno raccoglie quasi senza accorgersene. Solo dopo si comprende che quell’invito riguarda un evento destinato a entrare nella storia. In fondo si tratta semplicemente di un incontro. Un incontro fatto di emozione contenuta, di pacato entusiasmo e di silenziosa trepidazione. Un po’ come quando si va a trovare un malato in ospedale, si riabbraccia un amico arrivato da lontano o si incrocia in modo inatteso lo sguardo di uno sconosciuto. È questo il clima che accompagna l’ostensione dei resti ossei di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, vissuto nel Medioevo e morto presso la chiesetta della Porziuncola nell’ottobre del 1226. Le ossa sono esposte in una piccola teca protettiva nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco d’Assisi. Della vita del santo umbro si conosce molto: la scelta radicale di povertà dopo una giovinezza agiata, la nascita della regola francescana, l’amicizia con i frati tra cui Rufino, Masseo e Leone, la vicinanza spirituale con Chiara d’Assisi. Sono noti anche il suo rapporto con la natura, espresso nel Cantico delle creature, e la contemplazione, il colloquio con il Crocifisso della Chiesa di San Damiano, le stimmate ricevute come segno di identificazione con Cristo e le celebri scene della sua vita dipinte da Giotto. Meno noto è invece il destino del suo corpo subito dopo la morte. Per evitare il rischio di trafugamenti, fu sepolto rapidamente e in modo nascosto sotto un altare della Chiesa di San Giorgio. Una precauzione dettata dalla devozione popolare che circondava già allora la figura del santo. Nel corso dei secoli si sono susseguite diverse ricognizioni e traslazioni delle reliquie, ma l’attuale ostensione rappresenta comunque un momento di grande rilievo storico e spirituale. Negli anni venti del duemila questo evento assume quasi il significato di una rivelazione: come l’emergere di una luce rimasta a lungo nascosta. Un segno che sembra parlare al presente, in un tempo in cui il bisogno di luce appare particolarmente forte. Lo dimostrano anche i numeri: quasi 400mila prenotazioni e un’affluenza stimata di circa 1.500 persone all’ora alla Basilica per la prima ostensione pubblica delle ossa del santo. L’interesse non è soltanto religioso. La conservazione delle ossa lunghe, delle costole, di frammenti di cranio e soprattutto degli elementi dentari offre infatti un rilevante contributo agli studi anatomo-patologici, archeologici e antropometrici. Questi reperti consentono agli studiosi una ricostruzione tridimensionale della figura di Francesco e permettono anche ipotesi sul suo stato di salute. Al di là degli aspetti scientifici, resta però l’impressione più profonda: quella di un corpo che conserva ancora tratti umani riconoscibili, quasi come se volesse continuare a parlare ai suoi simili, ai fratelli ancora vivi sulla terra. Un corpo che diventa tramite di un incontro: semplice, essenziale, e proprio per questo sorprendente. È il mistero. Un mistero che proseguirà anche nei prossimi mesi: dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 sarà infatti celebrato l’Anno di San Francesco, con la concessione dell’indulgenza plenaria. Rimane, per molti, la sensazione che ci sia ancora molto da comprendere e da scoprire. Per chi ha fame di verità e di luce, l’incontro continua. E forse non esiste definizione più adatta per questo evento: incontrare, e portare con sé la stretta di quell’abbraccio nella città di Assisi, in giorni che resteranno nella memoria, tra il 22 febbraio e il 22 marzo 2026.