Girare il mondo senza spostarsi è possibile. Lo si fa leggendo, documentandosi, viaggiando con l’immaginazione o attraverso i contenuti digitali. Ma c’è anche un’altra via, più profonda: quella della preghiera. Chi la pratica sa che è come volare.
È proprio su questa linea che si colloca “Il giro del mondo in quaranta giorni”, l’ultima opera di Vincenzo Ippolito, un libro che intreccia esperienza interiore e riflessione spirituale in un percorso scandito da quaranta tappe.
Il volume si presenta come una raccolta di brevi capitoli, quasi confessioni, in cui l’autore affronta situazioni comuni e problematiche diffuse, offrendo spunti concreti e indicazioni di crescita personale. I titoli dei quaranta paragrafi funzionano come vere e proprie linee-guida, orientando il lettore lungo un itinerario che è, prima di tutto, interiore.
L’autore assume il ruolo di compagno di viaggio, alternando osservazione e consiglio, con uno stile accessibile e diretto. Si fa consigliere di mete e scorciatoie, come chi conosce il mondo, come chi fa da testimone, come chi ha una lanterna sempre accesa. Il percorso proposto invita alla maturazione personale — “si matura accogliendosi e si diviene responsabili prendendosi a cuore” — e alla costruzione di un’identità consapevole, capace di rinnovarsi, di farsi nuova ogni volta, e di orientarsi verso valori essenziali.
Tra i temi ricorrenti emergono la libertà, il rifiuto dei sentimenti negativi, la tensione verso ideali elevati e la ricerca di una stabilità in equilibrio tra leggerezza e profondità. Non manca uno sguardo critico, ma misurato, sul rapporto con i social e sulla necessità di autenticità nelle relazioni umane. L’autore insiste anche sulla dimensione della responsabilità e della decisione — “la storia non si fa coi forse e coi se” — e su un atteggiamento attivo nei confronti della vita: “amare senza paura, voler bene con coraggio, parlare con sapienza, non tacere per paura, guardare con lucidità, discernere con prudenza, attendere con pazienza” e, soprattutto, “sperare”. Sebbene il taglio possa richiamare discipline come la psicologia o la sociologia, l’impostazione dell’opera è chiaramente teologica. Vincenzo Ippolito (Polla, 1977), appartenente all’Ordine dei Frati Minori, lascia emergere nella scrittura richiami alla spiritualità francescana, con frequenti riferimenti alla natura e al creato. Non è casuale la citazione dei quaranta giorni, che rimanda direttamente al tempo della Quaresima.
E poi, il finale è di una dolcezza disarmante. E consolante.